Il genitore intesta la polizza vita alla badante: gli eredi possono recuperare i soldi?
Una polizza vita stipulata in vita si può considerare nella successione?
Capita molto spesso, purtroppo, che l'apertura di una successione e la divisione di un'eredità si trasformino nell'inizio di aspre battaglie. La situazione diventa ancora più tesa e dolorosa quando i risparmi di una vita finiscono nelle mani di persone estranee alla famiglia.
Una delle casistiche più delicate che possono capitare in questi casi riguarda proprio le sorti del patrimonio di persone anziane e fragili. A volte può accedere che un genitore venga indotto a compiere operazioni finanziarie a vantaggio di persone estranee al nucleo familiare, magari una badante, escludendo di fatto i propri parenti più prossimi.
La frase che si sente pronunciare dai clienti è: "Avvocato, dopo la morte di mio padre ho scoperto che il conto era vuoto! Ha messo tutti i suoi risparmi in una polizza vita in cui il beneficiario è la badante. L'eredità è sparita, come possiamo fare?"
La frustrazione di fronte a queste scoperte è del tutto comprensibile. Il timore è che, trattandosi di un'assicurazione, quei soldi siano ormai intoccabili. Ma dal punto di vista legale le cose stanno davvero così? La risposta è no: la legge offre degli strumenti molto precisi per tutelare gli eredi.
Vediamo di capire insieme come funziona.
L'assicurazione sulla vita come "donazione nascosta" (Donazione Indiretta)
Per comprendere il problema, dobbiamo prima fare chiarezza su questo strumento finanziario.
Normalmente, l'assicurazione sulla vita ha uno scopo puramente previdenziale perché fornisce una rivalutazione del capitale e, in caso di morte dell'Assicurato, paga un indennizzo a chi faceva conto sui redditi dell'Assicurato stesso per vivere (ad esempio la moglie). Tuttavia, queste polizze possono essere utilizzate anche con scopo di pura liberalità, ovvero per fare semplicemente un "regalo" a qualcuno.
Immaginiamo che un genitore anziano (il Contraente, colui che paga il premio alla banca o alla posta) versi una grossa somma, indicando però come Assicurato o Beneficiario la propria badante, l'amante o comunque un conoscente estraneo al nucleo familiare.
In questo caso, il genitore si priva di una somma di denaro senza ricevere nulla in cambio, al solo scopo di arricchire questa terza persona. Per la legge italiana, questa operazione si configura a tutti gli effetti come una donazione indiretta. Il vero "regalo" (il donatum) non è la polizza in sé, ma l'importo dei premi pagati dall'anziano per stipularla.
Essendo sostanzialmente una donazione, questa operazione non può violare le rigide regole che tutelano i parenti più stretti.
Cosa succede all'apertura della successione?
La legge italiana non permette di diseredare completamente i parenti più prossimi (come il coniuge e i figli). A questi soggetti è sempre riservata una porzione minima di eredità, intoccabile, chiamata quota di legittima.
Quando si apre la successione, per capire se le quote di legittima sono state rispettate, non si guarda solo a quanto è rimasto materialmente sul conto corrente (che magari è stato svuotato), ma si deve fare un calcolo matematico (chiamato riunione fittizia) sommando ciò che è rimasto a ciò che è stato donato in vita, comprese le donazioni fatte a estranei. E qui entrano in gioco le famose polizze vita!
Se i premi versati per la polizza vita costituiscono una donazione indiretta a favore di un terzo estraneo, in sede di successione si potrebbe verificare una Lesione della legittima.
Se la somma versata nella polizza era così alta da svuotare il patrimonio e comuque da intaccare le quote riservate per legge ai figli o al coniuge, questi ultimi potranno agire in Tribunale. Con questo strumento legale gli eredi legittimi potranno chiedere di "ridurre" quella che loro qualificano come una donazione indiretta fatta all'estraneo, costringendo il beneficiario della polizza a restituire tutta o una parte del denaro (a seconda dei valori in gioco e di conteggi abbastanza complessi, che andranno eseguiti caso per caso).
E se il genitore non era lucido al momento della firma?
C'è poi un'altra via di tutela, ancora più radicale, che può essere percorsa se ne sussitono i presupposti. Oltre al problema delle quote di eredità, bisogna infatti valutare attentamente le condizioni di salute dell'anziano al momento della stipula.
Il nostro Codice Civile stabilisce, infatti, che gli atti compiuti da una persona che si trovava in uno stato di "incapacità di intendere e di volere" al momento della firma, possono essere interamente annullati.
Se si riesce a dimostrare (tramite cartelle cliniche, certificati medici dell'epoca, testimonianze o in altro modo) che il genitore, a causa ad esempio di patologie neurologiche, non era in grado di comprendere il significato dell'atto che stava firmando a favore della badante, si può chiedere al Giudice l'annullamento dell'intera operazione. In questo caso, il premio versato dovrà tornare interamente nel patrimonio ereditario, a prescindere da qualsiasi calcolo sulle quote di legittima.
Conclusione
Scoprire che il patrimonio di famiglia è stato dirottato verso una persona estranea attraverso lo scudo di una polizza assicurativa può sembrare uno scoglio insormontabile. Tuttavia, la legge non lascia i familiari indifesi. Che si tratti di agire per difendere la propria quota di legittima, o di impugnare l'atto per incapacità dell'anziano genitore, gli strumenti per ristabilire l'equilibrio esistono.
Ogni situazione richiede però un'attenta analisi del singolo caso concreto, nonché lo studio dei contratti e dei documenti bancari, testamentari e, ovviamente, medici.
Se stai affrontando una situazione simile e hai bisogno di un parere legale per capire quali sono i tuoi diritti e se ci sono i margini per intervenire, puoi compilare il nostro modulo di contatto. Saremo in grado di valutare la tua situazione specifica e consigliarti la strada migliore da percorrere.

